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Una visita all'antica città di Locri Epizefiri

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Img museo locri

Fondata nel VII secolo a.C. da alcuni coloni greci provenienti dalla Locride, Locri Epizefiri  può vantare un patrimonio artistico di grande rilievo, preservato dalla distanza con il centro abitato moderno e da una continuità abitativa già interrotta in età alto medievale. 

La storia di Locri
Secondo alcune fonti antiche, il primo centro sarebbe stato creato dai coloni della Locride nel punto indicato dall'Oracolo di Delfi. Tuttavia, il luogo originario, che doveva corrispondere con l'attuale Capo Bruzzano, non convinse i coloni, che decisero di spostarsi più a nord, dove furono costretti a scacciare alcuni gruppi indigeni. Col passare del tempo, Locri fu più volte costretta a fronteggiare la crescente potenza di Crotone, il cui obiettivo era quello di espandere il suo raggio d'azione verso sud. Nel 560 a.C. i Locresi riuscirono a fermare Crotone facendo leva sull'appoggio militare della vicina Reggio. Successivamente, il pericolo maggiore dal quale difendersi divennero proprio le mire espansionistiche dell'antica alleata Reggio, che Locri fu costretta a fronteggiare con l'aiuto della potentissima Siracusa. Nel 266 a.C. i Locresi si allearono con i Romani intenti a combattere l'avanzata di Pirro. Lo stesso Pirro, con il suo enorme esercito, marciò su Locri devastando la città e saccheggiando il tempio di Persefone, simbolo della polis greca. Durante la seconda guerra punica, Locri si schierò al fianco di Annibale, ma l'alleanza durò ben poco, terminando con la conquista romana che segnò il definitivo declino della città. Locri rimase scarsamente abitata per tutto il periodo romano e nell'VIII secolo d.C. venne definitivamente abbandonata dai suoi ultimi abitanti che scelsero di ritirarsi nell'entroterra. 

Il museo di Locri Epizefiri
Inaugurato nel 1971, il museo archeologico di Locri è collocato all'interno dell'area archeologica cittadina e custodisce alcuni importanti reperti archeologici rinvenuti durante le campagne di scavo più recenti. I pezzi rinvenuti prima, infatti, sono esposti presso il museo nazionale di Reggio Calabria. I pezzi più antichi, risalenti addirittura alla prima età del ferro, sono stati collocati al primo piano della struttura. Fibule, gioielli, ceramiche, armi, pesi da telaio, tutti facenti parte dei ricchi corredi funerari qui scoperti, si fondono agli oggetti votivi, ad alcuni elmi militari e ad una nutrita raccolta di monete, che inquadra soprattutto i coni appartenenti ai secoli IV e III a.C. Al piano terra, sono conservati numerosi reperti archeologici di età magno greca, tra cui corredi tombali, pinakes votivi e ceramiche provenienti soprattutto dal tempio di Persefone ed elementi architettonici appartenenti agli edifici cittadini. Fra i più importanti reperti archeologici di Locri Epizefiri spiccano le ceramiche attiche a figure nere, i numerosi specchi in bronzo, nonché le belle ceramiche a figure rosse prodotte da artisti locali. Molto interessanti anche le antefisse a forma di maschera raccolte nella zona del teatro, tutte risalenti al VI e IV secolo avanti Cristo. 

Gli scavi archeologici di Locri
La città antica era circondata da una grande cortina muraria lunga oltre 7 km, in parte ancora conservata. Le aree sacre e le necropoli sono tutte collocate a ridosso della cinta muraria. Tra i monumenti più significativi spicca il teatro, databile al IV secolo a.C. e parzialmente ricostruito in età romana. La necropoli più estesa è quella denominata "di Lucifero", che comprende oltre 1700 deposizioni comprese tra il VII ed il II secolo a.C. Tra i reperti più importanti figura il bel gruppo marmoreo dei Dioscuri a cavallo, conservato presso il Museo della magna Grecia situato a Reggio Calabria. A metà della salita del Colle della Mannella è situato il Tempio di Persefone, nel quale venivano adorate alcune divinità dell'oltretomba. Molte delle straordinarie ricchezze qui conservate vennero depredate dai tiranni siracusani prima e da Pirro e dai romani poi, con la conseguenza che gli scavi archeologici qui condotti hanno riportato alla luce solo oggetti votivi di modesto valore. In località Marasà si ergeva un tempio di grandi dimensioni, con un lato lungo di oltre 45 metri, realizzato da architetti siracusani e totalmente distrutto nel 1800. 

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