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Temesa. Quando i Greci non c'erano

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Img La tomba della principessa di Temesa

Io sono Mente, figlio del saggio Anchialo, regno sui Tafi che amano il remo.

Navigando sul mare colore del vino, verso genti straniere,

verso Temesa in cerca di bronzo,

sono arrivato qui con nave e compagni. Porto con me ferro lucente.

Omero, Odissea (Libro I vv. 180 ss.)

 

     La città di Temesa è un esempio dell’esistenza, in Occidente e prima dell’arrivo dei Greci, di una città e di una società avanzata e strutturata. Il passo di Omero attesta che a Temesa lo scambio dei metalli era già praticato fin dall’età del Ferro e che la città, ricca di risorse minerarie e al centro di rotte commerciali internazionali, era celebre per il bronzo. Lo confermerà successivamente il poeta Callimaco, vissuto nel III sec. a.C., che ricorda antiche statue fatte con il bronzo di Temesa. Anche Ovidio nomina i “bronzi di Temesa” e il riferimento alle sue miniere compare pure in Stazio. La menzione di Omero è importantissima perché fa rientrare Temesa in un orizzonte cronologico molto arcaico e precedente la colonizzazione ellenica.

     Pausania racconta che Ulisse, in viaggio nel Mediterraneo dopo la caduta di Troia, giunse con le sue navi a Temesa e venne accolto benevolmente dagli indigeni. Ma il suo compagno Polite, ubriaco, violentò una ragazza del paese[1]. Gli abitanti lo lapidarono. Ulisse proseguì il suo viaggio, ma il demone di Polite cominciò a perseguitare gli abitanti in modo atroce, uccidendoli ad ogni occasione, finché costoro, disperati e intenzionati a lasciare l’Italia, su indicazione della Pizia gli destinarono un’area sacra, gli edificarono un tempio e ogni anno dovettero dargli in moglie la più bella tra le fanciulle di Temesa. Osservate le prescrizioni, gli abitanti di Temesa non ebbero più nulla da temere dal demone. Un giorno, mentre si compiva il tradizionale rito, sopraggiunse il famoso pugile Eutimo di Locri[2] che volle entrare nel tempio. Quando vide la fanciulla, dapprima ne ebbe compassione, poi se ne innamorò. Ella gli giurò di sposarlo se l’avesse salvata. E così Eutimo sfidò il demone, lo vinse e lo costrinse a lasciare il paese. Sposò la ragazza e liberò così la città.    

         Strabone afferma che l'antica Temesa è stata fondata dagli Ausoni, poi dagli Etoli di Toante. Durante il periodo greco, Temesa fu dapprima nell’orbita di Sibari e successivamente passò sotto il controllo di Crotone, come indica la monetazione a doppia legenda con il Tripode Delfico e la scritta KPO e l'elmo corinzio con la scritta TEM.

                                                         

In seguito, fu conquistata dai Bruzi e prese il nome di Noukria. Fu infine colonia romana col nome di Tempsa. L’antica Temesa non è ancora stata ritrovata, ma forse ci siamo vicini. Gli ultimi scavi tendono a localizzarla nel territorio compreso tra la foce del fiume Savuto e la foce del fiume Oliva, ossia tra Nocera Terinese e Campora S. Giovanni[3]. Da tali scavi è già emersa una necropoli dell’età del ferro con sepolture comprese tra il IX secolo e l’VIII a.C.: una struttura socio- economica e politica era dunque presente in quest’area già nell’Età del Ferro. Alcuni oggetti ritrovati nelle sepolture rimandano a fogge etrusche, come l’elmo villanoviano ritrovato nel santuario di Imbelli; proprio il sito di Imbelli è stato identificato con il tempio del demone di Polite, ma subito interrato in attesa delle risorse necessarie per riportarlo alla luce. Particolarmente affascinante è la tomba della cosiddetta “Principessa di Temesa”, una tomba femminile con corredo funerario ricco ed elaborato: preziosi monili, decorazioni in metalli e ambra e manufatti di importazione.

                                                       

Il corredo della defunta attesta due cose fondamentali: lo status sociale elevato della donna lascia intendere indirettamente che Temesa era una città con una struttura sociale complessa e che essa intratteneva rapporti commerciali con altri popoli, persino con l’Oriente produttore di ambra. Molti degli oggetti emersi dagli scavi, come i preziosi monili della principessa, si trovano ora nell’Antiquarium di Serra d’Aiello (inaugurato nel 2007). Oltre all’Antiquarium, è possibile visitare anche il Parco Archeologico di Cozzo Piano Grande.

     La città di Temesa costituisce perciò un ponte ideale verso quel mondo pregreco ancora poco conosciuto. Altri popoli abitavano la nostra terra prima dell’arrivo dei Greci e con essi, di conseguenza, gli Elleni vennero a contatto e si mescolarono. Quale fu l’apporto degli indigeni alla civiltà della Magna Grecia? Le differenze cultuali, che si riscontrano tra i riti della madrepatria e quelli delle colonie italiche (come nel caso di Locri), sono riconducibili al contributo dei popoli italici? Se sì, in che modo?

 Marianna Adilardi

 

[1] Strabone, a differenza di Pausania, non parla della violenza di Polite. Dice semplicemente che il compagno di Ulisse fu ucciso dagli indigeni a tradimento e per questo iniziò a perseguitarli.

[2] Eutimo vinse a Olimpia nel 484 e poi nel 476 e 474 a. C. Il celebre scultore Pitagora di Reggio fece una statua in suo onore.

[3] Il territorio comprende Serra d’Aiello, Aiello Calabro, Cleto, Nocera Terinese, Amantea e Campora S. Giovanni

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