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Siti archeologici in Calabria.

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La Calabria può essere paragonata ad un bellissimo libro, perché sui suoi luoghi e monumenti è possibile leggere secoli e secoli di storia. Molti sono stati i popoli che hanno dominato su questa terra chiamata Ausonia dai leggendari Enotrio e Paulezio per la sua fertilità: dai greci ai romani, dai bizantini ai normanni sino ai longobardi. Gli ellenici hanno lasciato qui maggiori testimonianze della loro grandezza, fondando qui alcune delle principali città della Magna Grecia, da Locri Epizefiri a Sibarys.

La preistorica "Grotta del Romito"



Tra i siti archeologici in Calabria, vi è la "Grotta del Romito", nel cosentino, a Papasidero. Si tratta di una grotta scavata a circa 20 metri di profondità nel calcare, con un'altra piccola cavità buia ancora più profonda, entrambe si pensa risalenti al paleolitico. Sono state qui rinvenuti diversi scheletri sepolti, alcuni accoppiati come se si fosse seguito un particolare rituale funerario, risalenti al 9.200 a.C circa. Ma ciò che più affascina di queste grotte sono le incisioni, alcune semplici linee rette o curve di difficile interpretazione, altre esplicite e spettacolari come il "bos primigenius", un toro inciso in una roccia assieme ad altre figure anch'esse zoomorfe in basso.

L'aulica Locri Epizefiri


Locri Epizefiri è stata fondata sul Mar Ionio, nella terra oggi occupata dal paese di Portigliola, dagli achei nel VII a.C, ed è stata una delle ultime città fondate dai greci in quella che era la Magna Grecia, la prima a creare vere leggi, passate alla storia come "Codice di Zaleuco". E' un luogo spettacolare, testimonianza vivida della splendida civiltà greca. Ancora visibile, e assai suggestivo al tramonto col mare sullo sfondo, è il teatro risalente al IV a.C. circa. E' possibile poi ammirare i resti del "Tempio di Marafioti", e il basamento e la colonna del "Santuario di Marasà".
Tra i reperti più preziosi qui rinvenuti vi sono una scultura dei "Dioscuri" intenti a scendere da cavallo durante la "Battaglia della Sagra" del VI a.C e ora conservati nel "Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria", assieme a tavolette bronzee e ai "pinakes" cioè tavole votive in terracotta con rappresentazioni di Persefone.

I mosaici di Kaulon



Un altro segno del passaggio in terra calabrese degli achei è l'antica Kaulon, che sorge oggi nei pressi del borgo di Monasterce. Fu Paolo Orsi a fare negli anni 80 la prima scoperta: rinvenne infatti le vestigia di un tempio dorico, solo piccola parte di ciò che poi terra e detriti nascondevano.
Tra vasellame in terracotta come i "kadoi" ricolmi di pece, tavole bronzee del V a.C con incise lettere dell'alfabeto acheo, sono stati riportati alla luce mosaici policromi, quali un mostro marino esposto nel museo locale, ma sopratutto il "drakon": si tratta di un mosaico posto sul pavimento di quella che era la stanza dei banchetti, in un edificio termale, raffigurante un drago marino dalla coda di pesce e la schiena a creste. L'animale è splendidamente avvolto da onde, con delfini e altri draghi che sembrano sfidare il grande drago.

Il sito archeologico romano di Casignana


Nel comune di Casignana, a due passi dal "Parco Nazionale dell'Aspromonte", è possibile visitare quello che resta di un antico complesso termale e abitativo databile al I d.C.. Scavando per costruire un acquedotto nel 1963, vennero alla luce gli infiniti mosaici figurati colorati che abbellivano le domus e le terme, come quello nella "Sala delle Quattro Stagioni" dove il tempo ci ha preservato solo la primavera e l'autunno, oppure il mosaico di un Bacco ubriaco assieme ad un satiro. Nella ottagonale "Sala delle Nereidi", cioè il frigidarium del complesso termale risalente al III secolo, splendido è il mosaico del "Thiasos Marino" con quattro fanciulle sulla groppa ad un leone, ad una tigre, ad un cavallo e ad un toro con code di pesce. Monumentale è poi il ninfeo affacciato su una sala rettangolare decorata con marmi policromi.

Il "Parco Archeologico di Capo Colonna"



Il "Parco Archeologico di Capo Colonna" si trova immerso nella macchia mediterranea a circa 10 km da Crotone. La colonna posta su un imponente basamento dorico alto più di 8 metri testimonia in minima parte la grandezza del tempio dorico del V a.C. dedicato a Hera Lacinia, in passato completamente cintato: si tratta infatti di un antico luogo di culto greco, l'"Heraion Lakinion", al quale vi si accedeva tramite una larga via sacra. Nel sito sono state rinvenute le vestigia di quello che era l'ostello per i pellegrini, il "Katagogion" del V a.C, un tempo circondato da colonne con capitelli dorici, di domus e terme romane del III d.C..

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