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Scilla

Pubblicato in Cultura

     Nel Tirreno meridionale, dove la costa calabra va per finire, sullo stretto che separa Calabria e Sicilia, sta un paesino che si chiama Scilla, gioiellino della Costa Viola, così chiamata per le tonalità che il mare assume al tramonto.

     La memoria del mito è incastonata nel nome. Quando andiamo alla ricerca di storie, spesso le incontriamo nei nomi. Scilla è la storia di una fanciulla che fu tramutata in mostro dalla gloria livida di una divinità. Scilla è un gioiellino incastonato tra roccia e mare, un tripudio dei colori e degli odori del sud reggino. Abbiamo sorseggiato una spremuta di bergamotto: succo fresco allungato con acqua. L’impressione è che basti l’aria a darti colore al viso. E tutto brilla ancora nei primi giorni di Novembre. Qui anche il sole d’autunno ti può riscaldare.

     Nell’acqua le case e nelle case l’acqua: questa è Chianalea, il borgo dei pescatori, con un’unica stretta stradina dove le abitazioni costeggiano l’onda morbida a riva e sembrano galleggiare sull’acqua, coi vicoletti e gli scivoli per le barche da pesca!

     Il castello, costruito nel XVI secolo dai Ruffo, sorge su uno sperone di roccia che divide due marine e, protendendosi in mare, indica l’ingresso dello stretto di Messina. Dalla parte opposta un altro mostro gorgheggia: Cariddi. Nella parte media del paese una chiesetta conserva e custodisce marmi policromi del ‘700, una Madonna col Bambino e un busto di marmo raffigurante S. Pietro, attribuito a un seguace del Bernini. Nella parte alta del paese, affacciata sulle due marine, si apre la piazza- belvedere di S. Rocco; da qui lo sguardo disegna un arco immenso nel mare: la Costa Viola, il Golfo di Gioia fino a Capo Vaticano, per spingersi, quando il cielo è terso, sino alle Isole Eolie

     Nell’immaginario mitico Scilla è un mostro spaventoso: l’estremità del corpo è fatta di cani rabbiosi e famelici che divorano tutto ciò che toccano. Il mostro abita una grotta sullo stretto. In un lontano passato divorò sei compagni di Ulisse e alcuni dei buoi di Gerione che Eracle portava con sé di ritorno dalla fatica. Eracle, l’eroe uccisore di mostri, sconfisse e uccise anche Scilla, il mostro che dimorava in un anfratto sulla costa calabra.

     Ma Scilla non era sempre stata il mostro marino incontrato da Ulisse e da Eracle. Un tempo era una ninfa bellissima e piena di grazia, di cui si innamorò Glauco, divinità del mare, che era stato uomo e pescatore. Glauco l’amava teneramente e con passione. Glauco l’amava tanto da rifiutare l’amore di Circe, semidea e maga che, offesa, irritata, ferita e rifiutata per una mortale, si riempì di ira e di invidia.

     Scilla, fanciulla dalle morbide carni, era solita bagnarsi sulla spiaggia di Zancle. Ma quel giorno Circe aveva mescolato erbe magiche all’acqua e la trasformazione del corpo fu inarrestabile: metà restò come era, fanciulla, mentre la metà inferiore diventò sei cani orrendi che le nascevano dall’inguine. Potete immaginare la bellezza che diviene mostruosità? L’orrore di sentire le carni lacerarsi per partorire mostri, bestie assetate di carne. Chi mai l’avrebbe più amata? Scilla. Mai più leggiadra fanciulla di rara bellezza; oramai mostro che vive vita dopo vita senza morire mai.  

     Rintanata nelle buie caverne, rigurgita dentro le sue fameliche bocche i poveri naviganti. Omero nell’Odissea (XII, 112 e sgg.) l’aveva descritta come mostro atroce che getta moleste grida, simili a guaiti e la cui vista suscita ribrezzo. Dodici piedi anteriori, sei lunghissimi colli e rispettive teste, e nelle bocche tre giri di denti spessi che danno la morte.

   Si racconta talvolta che il padre di Scilla, dopo che la figlia- mostro fu uccisa da Eracle, tentò di riportarla in vita con riti magici e fiaccole accese. E che vi riuscì. Ma la cosa più importante per noi è scoprire la storia di sua madre Lamia, altra donna bellissima che divenne mostro, fanciulla dal destino infelice, amata da Zeus, che nelle grotte andò a rintanarsi quando iniziò a divorare i bambini e a berne il sangue. Queste grotte esistono ancora e si trovano nell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria: le grotte della Lamia.  

Marianna Adilardi

 

 

*Foto di Annamaria Pugliese e Marianna Adilardi

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