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Locri Epizefiri. Le sacerdotesse di Afrodite

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     Attorno alla metà del VII sec. a.C.[1], sul versante ionico della Calabria, genti greche provenienti dalla Locride Opunzia e dalla Locride Ozolia, e probabilmente anche dalla Focide[2], fondarono la città di Locri Epizefiri. Agli Ausoni, che giunsero in Calabria nel secondo millennio a.C., risalirebbe una prima fondazione della città di Locri.

     Locri divenne città prospera, fiorente e rinomata per le eccellenze delle sue arti: letteratura, musica, architettura, artigianato, medicina e scultura. Prima tra le città greche, Locri si diede un diritto scritto: il legislatore Zaleuco fu autore del primo codice europeo di leggi scritte, rimasto in vigore per due secoli e adottato anche da altre città. A Locri visse la poetessa Nosside, che si paragona, in un epigramma, a Saffo. Solo pochi frammenti della poesia di Nosside sono giunti fino a noi.

                                          

     Il filosofo Timeo nacque a Locri e morì in tarda età dopo aver retto a lungo il governo della città: così riferisce Platone che gli dedica il Timeo[3], uno dei testi fondamentali della storia della filosofia occidentale. Raffaello, nella sua Scuola d’Atene, dipinge proprio il Timeo sotto il braccio di Platone. Il dialogo – in realtà un vero e proprio trattato - probabilmente l’ultimo pubblicato dal filosofo, è lo scritto di Platone più influente fino agli inizi dell’età moderna. Per bocca di Crizia, Platone afferma: «Ci è sembrato che Timeo, dal momento che è tra di noi il più competente in astronomia e ha dato i maggiori contributi alla conoscenza della natura dell’universo, debba essere il primo a parlare, incominciando dall’origine del cosmo per terminare con la natura degli uomini».

     Raggiunta la massima espansione e favorita anche dall’amicizia con Sparta e Taranto, Locri fondò sul versante opposto della penisola le città di Hipponion (Vibo Valentia) e Medma (Rosarno).

     A Locri esisteva una aristocrazia femminile ereditaria, che possedeva proprietà terriere e svolgeva un ruolo fondamentale nell’esercizio del culto. Aristotele e Polibio ci informano che Locri fu fondata da nobildonne greche fuggite con i servi mentre i mariti erano impegnati con Sparta nella guerra contro i Messeni. Da qui, probabilmente, l’uso della matrilinearità tra i Locresi.

     A Locri dominano i culti femminili. Nel pantheon il posto d’onore è riservato alle dee: una è Persefone, figlia di Demetra, sposa di Ade e Regina degli Inferi, di cui abbiamo parlato nella voce “Tropea – Capo Vaticano”.

                                    

  L'altra è la divina Afrodite, signora dell’amore, della bellezza, della sessualità e della creazione.

                                 

     Il Tempio di Afrodite a Locri è stato identificato grazie al ritrovamento di oggetti votivi dedicati alla dea, e sorge in contrada Marasà, nell'area del Parco Archeologico di Locri Epizefiri.

                                 

     Al suo interno sono stati scoperti ben 37 pozzi sacri, con resti di sacrifici e oggetti votivi. La celebre scultura in marmo nota con il nome di Trono Ludovisi, risalente al V sec. a.C., fu probabilmente realizzata a Locri Epizefiri e si è ipotizzato che in origine il trono fosse collocato nel Tempio di Afrodite.

                                 

     Probabilmente le celle affacciate sul porticato costituivano i locali dove si esercitava la prostituzione sacra.

     A Locri Epizefiri le fanciulle che praticavano la prostituzione sacra dedicavano la loro vita al culto di Afrodite, divenendo le sacerdotesse della dea, ed erano considerate dei tramiti tra il mondo umano e quello divino. Il cuore del sacrificio mitico- sacrale in onore di Afrodite è l’atto sessuale tra la sacerdotessa e il fedele: la dea si incarna nella sacerdotessa. Sulla costa del Bruzio la popolazione indigena era di stirpe sicula e si è ipotizzato che i Locresi abbiano ereditato dagli indigeni alcuni istituti di cui i Siculi stessi erano a loro volta eredi. All’influsso degli indigeni potrebbero ricondursi anche le differenze notevoli tra la religione della madrepatria e quella della colonia.

     La prostituta sacra era una donna consacrata per un periodo di tempo, o anche per tutta la vita, alla dea. Possiamo descrivere due tipi di prostituzione sacra: nel primo caso si tratta di un obbligo religioso per il quale le fanciulle, prima di sposarsi, offrono la verginità a uno straniero, lasciando il denaro ricavato al tempio. Erodoto menziona questa pratica per la Babilonia, Strabone per la Persia, Luciano per Ierapoli.    Nel secondo caso si tratta di una prostituzione organizzata ed esercitata costantemente da alcune donne presso un tempio: la ritroviamo in Mesopotamia ma anche in India e in varie zone del Vicino Oriente mediterraneo. Abbiamo testimonianze di prostituzione sacra a Locri Epizefiri, a Erice in Sicilia, a Corinto in Grecia, in Lidia e in Frigia, a Cipro, in Fenicia, in Siria, in Mesopotamia e presso gli Etruschi.

     La prima testimonianza di prostituzione sacra la troviamo presso i Sumeri in Mesopotamia.

                                 

NellEpopea di Gilgamesh, il più antico poema epico- eroico della storia dell’umanità, Enkidu, l’uomo selvaggio che vive nella steppa e che diverrà l’amico inseparabile di Gilgamesh, viene iniziato alla civiltà dalla prostituta sacra Shamhat. All’origine c’è la ierogamia: unione sacra tra due divinità. In Mesopotamia, nel III millennio a. C., il sovrano della città- stato sumera si univa alla sacerdotessa di Inanna, la bella e terribile signora del cielo, dea dell’amore e della guerra. Questo matrimonio sacro si svolgeva nel tempio e le celebrazioni rituali coinvolgevano anche il popolo.

     Il ricchissimo santuario di Afrodite a Erice in Sicilia era il centro religioso di maggiore prestigio di tutta la Sicilia antica e vi si esercitava la prostituzione sacra. Secondo il mito, il tempio era stato costruito da Erice, figlio di Afrodite e dell’argonauta Bute, che la dea aveva salvato dal canto delle sirene. Pare vi fossero rapporti tra il santuario di Erice e quello africano di Sicca Veneria, oggi Le Kef, in Tunisia, ritenuto di fondazione siciliana e anch’esso celebre per il culto tributato alla dea ericina. Valerio Massimo riferisce che in tempi passati le donne puniche praticavano un tipo di prostituzione sacra prima delle nozze: si recavano al tempio e si prostituivano, raccogliendo la dote e onorando la dea. Dal santuario prendevano le mosse per trovare marito. I Cartaginesi veneravano la dea col nome di Astarte, spesso rappresentata come dea guerriera sul carro, o nuda mentre si stringe i seni, o che sorregge fiori di loto o un disco o vari serpenti, o mentre allatta un bambino.

                                      

       In occasione di calamità e guerre, i Greci si rivolgevano al Tempio di Afrodite a Corinto, altro celebre luogo in cui si esercitava la prostituzione sacra. Secondo Strabone, a Corinto erano presenti oltre mille ierodule. Ateneo ricorda che durante le guerre persiane, dopo una vittoria, i Corinzi eressero statue alle ierodule che li avevano aiutati con preghiere e sacrifici; i loro nomi vennero incisi su una tavoletta donata al tempio.

     Erodoto racconta che le donne a Babilonia si prostituivano a uno straniero almeno una volta nella vita. Il denaro diventava sacro e la donna sarebbe poi rimasta incorruttibile per il resto della vita. Nella Mesopotamia babilonese il tempio della dea Ishtar aveva una gerarchia femminile prestigiosa, al cui vertice vi era l’alta sacerdotessa. Per sostenere tale gerarchia, il tempio possedeva alloggi e terreni coltivati.                                          

     Da Giustino sappiamo che le fanciulle a Cipro si recavano sulla riva del mare nei giorni precedenti le nozze e si procuravano la dote concedendosi agli stranieri che giungevano sull’isola. Il mito racconta che il primo re di Cipro fu Cinira, venuto dalla Siria: egli introdusse a Cipro il culto di Afrodite, scoprì le miniere di rame che fecero la ricchezza dell’isola e inventò la lavorazione del bronzo. Cinira fu amato da Afrodite che gli dette enormi ricchezze e gli concesse di vivere a lungo, fino a centosessanta anni.

     Afrodite è l’unica dea alchemica secondo la lettura psicoanalitica data da J. Bolen che parte dal legame, già freudiano, tra mito e psiche, e interpreta le dee come archetipi della femminilità.

                                

 J. Bolen raggruppa e distingue le dee in Dee Vulnerabili, Dee Vergini e Dee Alchemiche. Era, Demetra e Persefone sono Dee Vulnerabili: si caratterizzano per le relazioni significative e l’orientamento al rapporto e rivestono i ruoli archetipici di moglie fedele (Era), madre nutrice (Demetra) e figlia della madre/donna ricettiva (Persefone). Al polo opposto stanno le Dee Vergini: Atena (stratega, figlia del padre), Artemide (sorella competitiva) e Estia (zia nubile/vecchia saggia); esse rappresentano le qualità dell’indipendenza e dell’autosufficienza, non si innamorano mai perdutamente e non si fanno vittimizzare. Afrodite costituisce l’unica dea alchemica perché possiede caratteristiche sia delle dee vulnerabili che delle dee vergini: come le dee vulnerabili ella ebbe molti amori e molti figli ma come le dee vergini mantenne l’autonomia dando maggiore valore all’esperienza emotiva con gli altri, piuttosto che al legame con essi. Riveste il ruolo archetipico di amante (donna sensuale/ donna creativa). Dea della bellezza e dell’amore, dell’attrazione erotica, della sensualità e della sessualità, dell’unione, della fertilizzazione e della nascita di una vita nuova, rappresenta la forza dei processi creativi: nell’unione tra uomo e donna porta al concepimento di un bambino, mentre in altri contesti può portare alla nascita di una nuova teoria, di un’opera d’arte, di un progetto o di qualsiasi altro prodotto della creatività umana concepito in uno stato paragonabile all’inManamoramento.

Marianna Adilardi

 

[1] Eusebio indica il 673 a. C. come data di fondazione della città di Locri Epizefiri.

[2] Non è escluso che vi fossero anche elementi corinzi e ionici nella originaria popolazione della città.

[3] Il Timeo è anche l’opera in cui si trova l’accenno all’isola di Atlantide, situata davanti alle Colonne d’Eracle (Stretto di Gibilterra) «più grande della Libia e dell’Asia messe insieme» (23A), che poi sprofondò e scomparve sommersa dal mare, a seguito di terremoti e diluvi, così come accadde all’antica città di Atene che aveva arrestato le grandi conquiste degli Atlantidi nel Mediterraneo.

 

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