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''Kaulon'' Le Amazzoni figlie di Ares

Pubblicato in Cultura

     Si narra che verso la fine del VII sec. a.C. sulla costa orientale della Calabria, presso il promontorio di Punta Stilo, regnasse l’amazzone Clete quando giunsero gli Achei che, con l’aiuto dei Crotoniati, uccisero Clete e distrussero il suo regno. Suo figlio Caulon, unico sopravvissuto, in seguito riedificò la città, a cui diede il suo nome.

     Clete era stata la nutrice di Pentesilea e, dopo la morte della sua regina, avvenuta per mano di Achille davanti alla città di Troia, mentre faceva ritorno in patria una tempesta la gettò nell’Italia meridionale e qui ella si stabilì fondando una città. Clete fu perciò l’iniziatrice della stirpe delle regine che avrebbero regnato fino alla conquista crotoniate. Il destino di Clete e il suo ruolo di regina di una città dell’Italia sarebbe stato profetizzato da Cassandra (Licofrone, Alessandra, 993-1007). Diverse regine che si succedettero sul trono dell’antica Kaulon avrebbero portato il nome dell’amazzone Clete per perpetuarne il ricordo.    

     Tucidide ci ricorda che Kaulon era un fiorente centro di esportazione del legname impiegato nell’industria navale e fu una delle prime città a coniare monte d’argento. Generalmente sulle monete troviamo una figura maschile nuda, con lunghi capelli, il braccio sinistro teso in avanti e un cervo con la testa rivolta all’indietro.

     Fra l’estate 2012 e quella del 2013, nell’area archeologica dell’antica città di Kaulon (da non confondere con le moderne Caulonia e Marina di Caulonia), sul territorio dell'odierna Monasterace Marina (RC), sono stati ritrovati splendidi mosaici ellenistici con figure di draghi e delfini. La Casa del Drago custodisce un mosaico di due metri per uno raffigurante un drago marino con la coda di pesce, collocato in una stanza destinata ai simposi. Il mosaico risale al III sec. a. C. ed è perciò il più antico della Calabria e il più imponente di tutta la Magna Grecia. Dell’antica città greca rimangono i resti del basamento di un tempio dorico, in prossimità del faro di Punta Stilo, databile alla metà del V sec. a.C.

     Abbiamo visitato il sito archeologico in una tiepida e luminosa giornata di Gennaio. Oltre a noi, solo una giovane coppia passeggiava tra i resti dell’antica città. Il tempio doveva essere imponente. Notiamo il basamento di una colonna: è enorme; ipotizziamo la posizione della cella, la disposizione delle colonne. Di fronte al tempio, solo mare, tanto mare, sconfinato mare, e una brezza che mai si arresta. Il sito è così prospiciente alla spiaggia che una parte del terreno è franata a seguito di mareggiate; alcuni resti sono letteralmente sprofondati. I custodi del museo ci accolgono meravigliosamente. Sono fieri di ciò che fanno e ci tengono a rassicurarci che i lavori per la messa in sicurezza del sito e per una sua piena fruizione procedono regolarmente.

Fino a pochi giorni fa il mosaico era ancora visibile. Attualmente è stato coperto con la sabbia e rivedrà la luce la prossima primavera. Speriamo. Al museo vi è un altro mosaico, con figura di drago, di più antico rinvenimento. Notevole.

 

….

    Le Amazzoni sono un popolo di donne guerriere che, secondo il mito, discendono da Ares, il bellissimo dio della guerra amato da Afrodite, con cui generò Armonia. Il regno delle Amazzoni si trova tra l’Europa e l’Asia, sulle pendici del Caucaso, o in Tracia, o nella Scizia meridionale. Le governa una regina. L’attività principale delle Amazzoni è, dunque, la guerra. Per perpetuare la discendenza queste donne si univano a stranieri o prigionieri, tenevano le figlie femmine e uccidevano o abbandonavano i maschi. Alle bambine tagliavano il seno destro per poter maneggiare meglio l’arco (amazzone significa “colei che non ha mammella”).

     In varie occasioni i Greci ebbero a che fare con le Amazzoni. Priamo, re di Troia, ricorda che la forza di queste guerriere è uguale a quella degli uomini: sono soltanto inferiori numericamente. Anche Eracle ebbe a che fare con loro durante una delle sue fatiche: Euristeo, su desiderio della figlia, gli comandò di impadronirsi della cintura della regina Ippolita, che Ares le aveva donato come simbolo del potere che ella aveva sul suo popolo. Eracle sbarcò al porto di Temiscira, nel paese delle Amazzoni, assieme ad alcuni compagni. Le Amazzoni li accolsero bene e la regina acconsentì a dargli la cintura, ma l’intervento ingannevole di Hera provocò una disputa e una battaglia: Eracle pensò di essere stato tradito e uccise Ippolita. In quell’occasione l’eroe fu accompagnato da Teseo, che rapì l’amazzone Antiope. E così, per vendicarsi, le Amazzoni invasero l’Attica e se ne impadronirono, marciarono su Atene e si accamparono sulla collina che in seguito prese il nome di Areopagola Collina di Ares»). La battaglia decisiva si svolse ai piedi dell’Acropoli e le Amazzoni riportarono una vittoria temporanea, ma una delle loro ali fu sbaragliata e furono costrette a firmare la pace.

     Le Amazzoni presero parte alla guerra di Troia. Dopo la morte di Ettore un contingente di Amazzoni accorse in aiuto dei Troiani, sotto la guida della maestosa regina Pentesilea, figlia di Ares. Pentesilea sfidò il più forte dei guerrieri greci, Achille, che la ferì mortalmente al seno destro. Nel vederla morire però, così bella, Achille se ne innamorò. Lo zoppo Tersite, il più brutto e vile dei Greci, passando di là derise l’amore dell’eroe per una morta e con la punta della lancia le strappò gli occhi. Achille lo uccise a pugni e poi andò a Lesbo per farsi purificare dal delitto.

     Heinrich von Kleist elaborò una riscrittura straordinaria dell’amore tra l’eroe e l’amazzone: nel suo dramma Pentesilea (1808), la regina delle Amazzoni si innamora di Achille e, per amore, ne smembra il corpo e ne divora il cuore. Tornata in sé e straziata dal dolore per la perdita dell’amato, Pentesilea si suicida.

L’Amore che comprende e trascende le mortali dicotomie,

gesto folle e lucido che divora e scompare,

incorpora e dissolve,

crea e annienta se stesso

 

     Devo resistere all’impulso di raccontare le vicende dell’amazzone Mirina, guerriera, condottiera, stratega e conquistatrice di popoli. Ci porterebbe troppo lontano. Accontentiamoci per ora di ricordarne il nome, in attesa di cantare le sue gesta.

Marianna Adilardi

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